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Figlia del medico Giuseppe e di Elisa Pieraccini, studiò clavicembalo al Conservatorio Sant'Anna di Pisa dal 1862 al 1868, ma ottenne la popolarità con la letteratura, in special modo la poesia. In Conservatorio incontrò il suo mentore, l'Ing. Cav. Paolo Folini, il Presidente del collegio a cui dedica il primo libro "Ricordo" e con il quale rimase in stretto contatto anche dopo il suo rientro a Tredozio. Il fitto rapporto epistolare, tuttora disponibile - Biblioteca Comunale di Forlì, Fondo Piancastelli - rivela quanto la poetessa gli fosse legata. Nel 1868 lasciò Pisa e tornò a Tredozio dove iniziarono gli scontri col padre che le impedì, per lungo tempo, di sposare il giovane che amava. M.V.F. combatté, per tutta la sua breve vita, contro il maschilismo di una realtà conformista che non ammetteva l'autonomia di pensiero ad una donna e si oppose sempre ai matrimoni imposti. Morì di tisi il 10 agosto del 1878 poco prima di potersi prendere la sua rivincita sposando l'uomo per cui aveva tanto lottato. Il conflitto che la afflisse è chiaramente espresso nella poesia dal titolo "ELLA SCRIVE E NON AMA" del 1876. Sul giornale "Il Ponte di Pisa" del 12-13 dicembre 1925, il giornalista Eugenio Cappelli scrive della poetessa in questi termini: "La sua bell'anima si rivela nelle sue poesie pura ed ingenua come il volto di una deliziosa fanciulla. Di queste parlarono vari letterati fra cui il Pera livornese e il Rossi: il Ghirelli poi, in un sonetto, la chiamò addirittura 'La Tredoziese Saffo'".

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